Il Carso triestino è un territorio estremo: roccia calcarea, pochissima terra rossa, vento di Bora. Benjamin Zidarich ha scelto di restare su questa terra difficile e di farne il centro di tutto. I suoi vini non cercano di ammorbidire il territorio — lo raccontano con precisione, annata dopo annata, varietà dopo varietà.
Il territorio: il Carso
Il Carso è pietra plasmata dal tempo. Dall'erosione della roccia calcarea è nata la poca terra rossa che caratterizza questi vigneti. I semi delle piante che migrano da oriente a occidente, spinti dalla Bora, hanno lasciato la loro traccia in questa strettoia fra il mare e i monti. L'uomo ha imparato a coltivare sulla pietra, a ricavare qualcosa da un suolo che non concede nulla facilmente. Oggi il verde è tornato — protetto, amato, coltivato.
Benjamin Zidarich
Benjamin Zidarich ha rilevato e trasformato l'azienda paterna a partire dal 1988, ampliando l'originario mezzo ettaro fino agli attuali 8 ettari vitati e portando la produzione a circa 20.000 bottiglie l'anno. La sua filosofia è radicata nella tradizione e nella vocazione del territorio: vitigni autoctoni, metodi di cantina rispettosi, nessuna concessione alla standardizzazione.
Lo stile dei vini
I vini Zidarich si riconoscono per una tensione minerale costante, eredità diretta della roccia calcarea su cui crescono le viti. I bianchi — Vitovska e Malvasia in testa — mostrano profili aromatici complessi, con note di erbe mediterranee, fiori secchi e una sapidità salina che richiama la vicinanza al mare. I rossi, a base di Terrano, sono austeri e territoriali: tannini decisi, acidità vivace, colore intenso. Tutti i vini maturano in cantina senza fretta, con macerazioni prolungate e affinamento in legno grande, senza cercare morbidezza artificiale. Il risultato è una gamma coerente, riconoscibile, costruita per durare nel tempo.